FICHI BIANCHI: ECCELLENZA CILENTANA

FICHI BIANCHI ECCELLENZA CILENTANA

Il Cilento, terra incantata, mare meraviglioso , borghi interni affascinanti, culla della civiltà greca. E’ proprio lì nella patria della Dieta Mediterranea e della longevità, nel

parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano, Alburni, da Paestum fino al Bussento che nasce uno dei prodotti tipici genuini, pregiati più apprezzati e rinomati in Italia e all’ estero. Una vera

eccellenza. E’ il “Fico Bianco DOP” del Cilento, cultivar Dottato, un ecotipo selezionato e diffuso proprio in quella terra.

  • Fico bianco del Cilento: da pane dei poveri ad alimento di pregio

Introdotto dai coloni greci, lo si riconosce dalle caratteristiche uniche, dal diametro piccolo, dalla buccia verde chiaro con polpa giallo -ambrato dai piccolissimi semi. Molto digeribile. Si

narra che molti matrimoni siano nati da un’ antica tradizione dove le donne che lavoravano i fichi mettevano un bigliettino con i loro dati all’ interno dei fichi. Da sempre alimento base per

le popolazioni locali da pane dei poveri, quando scarseggiava il cibo, ad alimento pregiato da consumare soprattutto a Natale, sono diventati fonte di reddito per i contadini grazie all’

abbondanza e alla possibilità di consumarlo tutto l’anno.

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Essiccati a fine estate naturalmente al sole e all’ aria pura per 10 – 15 giorni senza bucce su vassoi di legno o di canne intrecciate e girati a mano uno ad uno in modo che il sole possa

baciare ogni parte tale da far perdere umidità, è grazie alla secolare tenacia e capacità di produttori dei cilentani se ancora oggi disponiamo di un prodotto dalle lodevoli qualità

organolettiche. Grazie anche alle peculiarità pedoclimatiche, all’ ambiente di coltivazione, all’ azione mitigatrice del mare, al terreno fertile, alla barriera posta dalla catena degli Appenini

alle freddi correnti invernali da nord – ovest.

I Greci lo consideravano un frutto afrodisiaco. Platone ne era molto ghiotto, al punto da essere chiamato “mangiatore di fichi”. Presso i Romani era considerata una pianta sacra perché,

secondo la leggenda, era l’albero sotto cui si era fermata la cesta con i gemelli Romolo e Remo abbandonati sul Tevere. Se ne fa cenno anche nei trattati della Scuola Medica Salernitana

per curare scrofola, infiammazione e ghiandole ingrossate, tramite un impacco.

Una volta essiccato è tagliato a metà e farcito con scorze di limone, mandorle anch’esse locali e coperto con l’ altra metà del fico pronti per essere infornati. Una volta sfornati dorati

vengono disposti ancora caldi in grandi vasi di terracotta con foglie di alloro chiusi ermeticamente o sciroppati per poi essere commercializzati in cesti fatti a mano o con due stecche. La

pianta di fico millenaria, come l‘ ulivo, caratterizzano il paesaggio rurale del Cilento, simbolo della civiltà di un popolo. Sempre più rari e ricercati anche per gli alti costi di preparazione.

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